Noah

18 Apr

Ieri sera, dopo aver passato l’intera giornata immersa nella natura con gli amici più cari, ho passato la serata con il mio Amore a vedere il film Noah.
Un grandioso film.

Alcune domande però mi sono sorte spontanee, la mia curiosità è caduta sulla pelle di serpente che si vede all’inizio e alla fine del film a cui viene data molta importanza. Con la pelle del serpente all’inizio del film, Lamech stava per sancire l’inizio della vita adulta di Noè, e con la pelle del serpente avvolta nel braccio alla fine del film, Noè battezza le sue nipotine.

Il serpente diviene veicolo di potere e di divinità.
Ma la religione Cristiana non mi pare dia tutta questa rilevanza al serpente … mentre la Kabbalah si, pone l’accento sulla capacità del serpente di aprirci a nuove visioni … e a me pare di essere sempre di fronte lo stesso dilemma, bene e male, luce e oscurità …

Poi ho cercato un po’ in rete qualche recensione e mi sono imbattuta in questo sito http://www.pergrazia.com/apologetica/il-film-noah-e-gnostico-non-biblico/2014/ mi pare che faccia una bella analisi del film.

Spero molto che qualcun’altro, con i propri commenti, e la propria visione delle cose sviluppi questa discussione per aiutarmi a far chiarezza nel mio personalissimo percorso verso la luce.

Grazie a chiunque apporterà il suo contributo.
noah11

Seduttore

5 Apr

Il vento era ormai freddo, il cielo ancora azzurro e limpidissimo, quasi sacro nella sua apparente trasparenza.

I pini lungo il viale secolare, che portava all’enorme casa, ondeggiavano con maestosa eleganza.

Nel cielo iniziava già a vedersi la solita stella che da tempo immemorabile si ritrovava a corteggiare la luna. Quel cielo era uno scrigno preziosissimo nascosto sotto gli occhi di tutti e lui lo contemplava con mistico rispetto.

Un’ombra scura uscì dal boschetto attiguo alla casa.

Un boschetto che camminava come una landa a sé in aperta campagna fino a raggiungere il mare ed estendersi su tutta la duna.

Seguito dai suoi fedeli cani, con un fucile in braccio e dall’altra le briglie del cavallo, il nobile padron di casa ritornava dalla sua solita solitaria battuta di caccia.

Elegante! Anche quando uccideva era elegante!

Si diresse verso la stalla per rimettere il cavallo,che era ormai esausto dopo aver corso per un intero pomeriggio dietro ordine del suo padrone che lo faceva rimbalzare da un capo all’altro della spiaggia, fino alla campagna e poi di nuovo alla spiaggia…

Aprì il piccolo cancello, gli diede da mangiare e lo salutò con una carezza sul muso, in fondo senza di lui non l’ avrebbe fatta a stancarsi così poco nonostante tutto quel movimento!

E il suo viso mentre accarezzava il cavallo divenne dolce.

Uscì dalla stalla, e restò a guardare il cielo, o meglio lo scrutava, cercava quasi di scoprire cosa nascondesse dietro quella trasparenza troppo ostentata per non essere un nascondiglio.

Guardava l’orizzonte, quel cielo lontano, quel filo di confine ed inavvicinabile, quel cielo che si sarebbe infuocato da lì a pochi minuti perché era tempo di andar via per il sole, che si accomiatava sempre da signore, regalando per pochi attimi il piacere di farsi guardare senza essere accecati…come centellinare l’acqua con un assetato nel deserto!

Era in piedi in un angolo del giardino, con la sua nobile figura nera che sarebbe spiccata anche in un mare di nero, e quel vento gli passava accanto dandogli gelide sferzate al viso, tanto da costringerlo ad alzare il bavero della giacca e dirigersi verso la scalinata per entrare in casa.

Voltò le spalle al mare, al sole che stava per inabissarsi, alla campagna che cominciava a scurirsi, a quella striscia di bosco che sarebbe diventata un’anaconda in fiume nero, e con passo galante si diresse verso casa.

La marmoreità, la freddezza di quella residenza si era amalgamata al freddo che regnava fuori proprio come fanno l’azzurro e il bianco in un quadro glaciale.

Eppure un po’ di quel gelo si ritrovava all’interno della casa.

Il colore rossastro delle lampade servivano solo per camuffare quell’insistente sensazione che subito saltava all’occhio desiderosa di essere notata, il calore del fuoco, il suo scoppiettare aumentavano in crescendo per coprirla ,ma lei c’era.

Quel pavimento, quel soffitto, quegli enormi vasi, quella scalinata troppo grande … poi su un mobile vicino una finestra, coperta da una leggerissima tenda bianca che proprio non riusciva mai a stare ferma, c’erano delle foto in bianco e nero, poggiate su un drappo blu cobalto, con cornici di madreperla che sembravano or ora sbucate dal mare.

Vicino quel mobile c’era la sua poltrona preferita, quella su cui si adagiava insieme al suo brandy dopo le battute di caccia.

Quella su cui si sedeva per riflettere.

La sua presenza riusciva a galvanizzare anche il più piccolo elemento esistente nei suoi paragi, era incredibile come gli occhi di quelle foto sembrassero tutti rivolti a lui, era consapevole degli effetti del suo sguardo e non ne sembrava infastidito, assolutamente no!

Il mondo nelle sue vicinanze era attratto dalla sua figura, da quella figura accattivante, incredibilmente affascinante.

Era sempre solo! Questa l’unica nota stonata.
Solo … con tutte quelle foto di
donne.

La sua vita riprendeva colore quando guardava quel mobile.

La sua vita e le sue battute di caccia… una lunga similitudine!

(estratto dal racconto breve Seduttore di Simona Di Manno)

Clarissa, le lupe e l’anima

18 Gen

Sembrerà strano ma io ancora sto leggendo Donne che corrono coi Lupi!
E’ un libro che va proprio digerito per bene, ogni frase è un bel boccone da masticare, assaporare, ingoiare e poi digerire.
Ogni frase scatena nella mente e nel cuore immagini che si attaccano dentro.
I miei metodi purtroppo sono abbastanza disordinati e quindi mentre leggo Clarissa leggo anche Hilmann e il Codice dell’Anima … lettura che mi fa letteralmente lo stesso effetto di Donne che corrono coi lupi.

Qui metto un piccolo estratto di una delle pagine che ieri mi ha colpito:
“Proviamo a immaginare un’anima mediocre. Che aspetto avrebbe? Insapore, incolore, inodore, indescrivibile, camaleontica, probabilmente potrebbe farsi passare per tutto e il contrario di tutto, adattandosi a ogni possibile clichè. … Non possiamo far coincidere la mediocrità dell’anima con il mestiere mediocre che uno fa. …” J. Hillman

Sono giorni un po’ particolari … rifletto troppo e invece dovrei agire …

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Luce

17 Gen

«Vi è una sola certezza: nulla può spegnere la luce interiore.»
(Carl Gustav Jung)

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Dora e Jasmine

25 Lug

“Era poggiata con una spalla al muro ed aveva le braccia incrociate sul petto, i capelli corti alla nuca mettevano in evidenza un collo lungo e sottile bordato da una preziosissima collana di smeraldi e diamanti.” Dora e Jasmine

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